Il prestigio di un locale non si calcola da quanti metri dista da Piazza Duomo. Anzi, chi andasse a cercare nel cosiddetto centro un posto dove bere qualcosa e ascoltare buona musica, troverebbe giusto un paio di night-club dal nome esotico e dall’attitudine provinciale.
Il Magnolia è alle porte di Milano - e forse per questo non ne subisce affatto le mode e le tendenze - le stesse che sono capaci di gonfiare l’hype di una discoteca a dismisura per poi abbandonarla al primo cambio di vento.
Fuori Milano, ma al centro dell’Europa. E non è solo uno slogan: prendete in mano la programmazione invernale o estiva del circolo e mettetela di fianco ai più blasonati club di Berlino, Londra, Amsterdam, Barcellona. Scoprirete con sommo stupore che si assomigliano terribilmente. Con una sola differenza: per un live dei Liars a Parigi si rischia di spendere 30 euro, al Magnolia te la cavi con dieci. Se proprio vuoi, con i venti che avanzi puoi prenderti un aereo per Parigi. Perché fuori Milano si sta meglio.
Il Magnolia non è un locale traformista, non toglie di fretta gli addobbi latinoamericani per ospitare un concerto hard-rock. Il Magnolia ha una sua identità, e tutti la rispettano, qualsiasi identità abbiano.
La trasversalità del pubblico del circolo è qualcosa di cui nessuna strategia di marketing riuscirebbe a rendere conto: ragazzini indie con la maglia a strisce e il ciuffo davanti agli occhi, clubbers abituati a discoteche in cui si passa solo se si conosce il buttafuori, rockers della vecchia guardia, studenti di design e di ingegneria e di medicina e di geologia, trentenni usciti dall’ufficio, compagnie di liceali in libera uscita, rastamanni coi capelli fino alle ginocchia, metallari con le nocche tatuate.
Al Magnolia si danno appuntamento tutte le tribù della città e dintorni. A volte neanche si incontrano, tanto vasta e diversificata è la programmazione. Altre volte si ritrovano lì, sotto lo stesso cielo, a scoprirsi inaspettatamente simili. E li vedi uscire abbracciati.
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