Qual è lo stato attuale del jazz? Nel completare questo incredibile cartellone, ci siamo involontariamente trovati tra le mani la più confortante delle risposte: il jazz sta benissimo.
E sta benissimo un po’ dappertutto: dal suo cuore puro, la febbrile e pulsante “Downtown New York”, fino all’Italia (Mantova gioiosamente inclusa), con la sua splendida primavera che non accenna a finire. Sta benissimo perché non ha perso il vizio di contaminarsi e contaminare, di danzare con i linguaggi e con i sentimenti; e perché, dopo aver conquistato i teatri, sta riconquistando i suoi spazi di elezione: i club, i bar, i caffè, i ristoranti.
E non come collocazioni secondarie, ma come il luogo dell’anima, vibrante e confortevole, dove il jazz è diventato grande mettendo alla prova se stesso. E dove si sta oggi pienamente ritrovando...
Bill Carrothers Trio:
Play the music of Clifford Brown.
Classe 1964, Bill Carrothers è uno di quei musicisti per i quali si può spendere l’aggettivo “fenomenale” senza paura di trovarsi contestati.
Newyorkese per elezione, per i colori più profondi del suo jazz. capace di evocare tutta la storia del jazz in un assolo, Carrothers suona con una freschezza disarmante, puntando al segreto del grande jazz, al luogo dell’anima dove solo i più dotati riescono ad arrivare.
Bill Carrothers, piano
Drew Gress, contrabbasso
Bill Stewart, batteria
Ingresso € 15,00 con tessera Arci.
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