Qual è lo stato attuale del jazz? Nel completare questo incredibile cartellone, ci siamo involontariamente trovati tra le mani la più confortante delle risposte: il jazz sta benissimo.
E sta benissimo un po’ dappertutto: dal suo cuore puro, la febbrile e pulsante “Downtown New York”, fino all’Italia (Mantova gioiosamente inclusa), con la sua splendida primavera che non accenna a finire. Sta benissimo perché non ha perso il vizio di contaminarsi e contaminare, di danzare con i linguaggi e con i sentimenti; e perché, dopo aver conquistato i teatri, sta riconquistando i suoi spazi di elezione: i club, i bar, i caffè, i ristoranti.
E non come collocazioni secondarie, ma come il luogo dell’anima, vibrante e confortevole, dove il jazz è diventato grande mettendo alla prova se stesso. E dove si sta oggi pienamente ritrovando...
Sam Yahel Trio:
È soprattutto grazie a musicisti come Yahel che a New York si parla oggi di una rinascita di una “tradizione moderna” accanto alla grande sperimentazione delle avanguardie downtown degli anni Ottanta e Novanta.
Una delle personalità più interessanti della nuova scena newyorchese, Yahel, dopo una consolidata carriera quale organista hammond, sembra volersi concentrare sul pianoforte. E lo fa magnificamente con l’entusiasmante Hometown per la Positone del 2009.
Si presenta a Mantova accompagnato da due musicisti ispiratissimi: Matt Pennan al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria.
Sam Yahel, piano
Matt Pennman, contrabbasso
Jeff Ballard, batteria.
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