Nosound:
Dopo quasi un anno dalla loro ultima apparizione live a Roma, i Nosound tornano al Jailbreak per una serata che fa da ponte tra quello che è stato un 2011 ricco di lavoro in studio e dal vivo ed un 2012 che porterà un nuovo disco in Autunno.
Il concerto vedrà la band impegnata nel riproporre una scaletta con diversi pezzi raramente suonati dal vivo, più alcuni classici, la presentazione in anteprima assoluta di alcuni pezzi dal nuovo disco, una sezione ripresa dai recenti concerti inglesi in formazione ‘duo’ (Union Chapel a Londra e The Forum a Norwich), e per la prima volta il concerto sarà accompagnato da sequenze video.
Per questo evento è stata attivata la possibilità di acquistare anche direttamente dal sito del locale un numero limitato (30) di biglietti speciali per posti a sedere nelle prime file, comprendenti anche l’accesso illimitato alla venue per assistere al soundcheck, incontrare la band etc.. (dopo aver effettuato il pagamento riceverai una mail di conferma -all’indirizzo utilizzato per pagare- e avrai la possibilità di scegliere il tuo posto numerato).
Leonora:
Il 20 settembre del 2007, una ragazza dai capelli chiari saliva sul palco di un noto live club romano per aprire una serata dedicata ai “nuovi suoni del prog italiano”. La serata sarebbe proseguita con le performance di Yugen e Fonderia. Con lei, sul palco, solo una minuscola tastiera, un registratore multitraccia, un lungo abito verde e, già in grembo, il piccolo Andrea.
Una voce lieve come un alito di vento, solo appoggiata su intelaiature musicali essenziali, acquerelli d’autore che riescono ad attirare l’attenzione di un pubblico ignaro, distratto, intento a guardare nel proprio piatto piuttosto che verso il palco. Abbiamo dovuto attendere altri due anni prima che quell’alito di vento potesse approdare al nostro lettore cd, grazie ad Electronic Ballads,
primo lavoro di Leonora. «Questo disco – scrive Eleonora Cardellini – ha avuto una gestazione molto lunga ma si riassume semplicemente. Rappresenta con schiettezza quello che è stato da sempre il mio approccio alla musica, canzoni nate al sequencer, quasi nessuna chitarra, echi di pianoforte. Negli anni si è provato a produrre, collaborare, riarrangiare, arricchire, aggiungere, quasi mai a sottrarre, con un gusto a volte lontano dal mio, ma allora mi sembrava giusto provare. Nel rielaborare il più delle volte si sono perse delle cose per strada e molto spesso l’elettronica asciutta dei provini si era rivelata più suggestiva».
Mai titolo di album fu più azzeccato e rispondente ai suoi contenuti: ballate elettroniche, mid tempo, realizzate in solitudine e rivestite in maniera oculata da un’elettronica discreta, che avvolge il cantato quasi in punta di piedi: «Un tempo le avrei considerate dei ‘demo casalinghi’ pronti per essere proposti ad un’etichetta o ad un produttore. Venuto meno questo passaggio non sento il bisogno di successive elaborazioni da parte mia». Un album diviso nettamente in due parti: cinque brani in inglese e cinque brani in italiano, separati da una ghost track strumentale. I brani in italiano (come la splendida Maggio) sono sorretti da un impianto musicale più caldo rispetto a quello un po’ asettico dei brani in inglese, e in cui trova sovente spazio un pianoforte e dei suggestivi arrangiamenti di archi. Canzoni capaci di parlare attraverso liriche di grande intensità poetica, malinconiche e trepidanti, perfettamente fuse con armonie
mai banali. Ma soprattutto ancora quella voce sussurrata e intima, impreziosita da controcanti chirurgici, a cui è impossibile rimanere indifferenti.
E la sensazione a pelle di essere di fronte a qualcosa di prezioso, quasi magico. «Electronic Ballads è dedicato a chi ha tenuto a lungo dei sogni nel cassetto e ha coltivato in silenzio una piccola grande passione».
Soltanto gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Per lasciare il tuo commento,
autenticati inserendo nickname e password.
Se non sei un utente registrato,
iscriviti gratuitamente su In-Giro.net.